Costolette di agnello in crosta di pistacchi

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 costolette di agnello (raddoppiare la dose per i più golosi, ne varrà la pena!)
  • 1 o 2 uova (a seconda della pezzatura)
  • pan grattato q.b.
  • Pistacchi q.b.
  • olio di semi per la frittura
  • sale e pepe q.b.


Preparazione

Prendiamo le costolette già tagliate dal nostro macellaio di fiducia ed eventualmente eliminiamo le parti esterne troppo grasse.Battiamo le leggermente, senza stracciare la carne.
Nell’impanarle, pre frittura, non utilizziamo la farina per non appesantirne il gusto e per evitare che diventino troppo pastose in cottura, mascherando il gusto del pistacchio che ne giustifica il proprio carattere distintivo.
Quindi le passiamo nell’uovo sbattuto salato e pepato, poi le impaniamo in un mix di pan grattato e granella di pistacchi (circa 50%/50%). Assicuriamoci che siano ben impanate, quindi ben pressate e asciutte.
Le andiamo ad immergere in abbondante e bollente olio di semi vari o di arachidi. Se ci pare è possibile utilizzare olio di oliva (ovviamente il punto di fumo sarà più elevato ma anche il prezzo…).
Aspettiamo che facciano una bella crosta dorata, solo allora anche la carne sarà cotta al suo interno.
Asciughiamo in una placca con fogli di carta assorbente e serviamo preferibilmente con patate arrosto o padellate al burro e salse agrodolci  a parte (ad esempio “ai mirtilli o lamponi”).

Patate saltate burro e salvia

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 patate medie (tot. 300 gr circa)
  • 4 o 5 foglie di salvia
  • sale, pepe e burro q.b.



Preparazione

Il procedimento per saltare le patate in padella ed al contempo renderle fragranti ed appetitose è molto semplice.
Partiamo dallo sbucciare le patate per poi tagliarle in quarti o comunque in tocchetti grossolani ed omogenei.
N.B.  nel caso volessimo tagliare le patate e tenerle pronte per cuocerle in un secondo momento, perché ad esempio stiamo preparando la linea di cucina con altre preparazioni, è necessario tenere i tocchetti immersi in acqua fredda per evitare che rimangano all’aria, in quanto l’ossigeno va ad accelerare il processo di ossidazione dell’alimento che andrà a sviluppare una dose elevata di solanina che è un alcaloide tossico contenuto nella patata per natura. 
L’ossidazione diventa visibile nel momento in cui la fetta sbucciata risulta leggermente annerita. Non che questo processo possa dare disturbi seri al nostro organismo ma senz’altro toglie all’alimento buona parte di gusto e di principi nutritivi.
Immergiamo quindi  i pezzi ottenuti in abbondante acqua bollente e salata.
La cottura deve essere quasi completa e quindi la patata sarà “al dente”. Scoliamo e saltiamo in padella con una generosa quantità di burro e salvia.
Ultimare la cottura aggiustando di sale e pepando a piacere. 
Le patate risulteranno morbide al loro interno e leggermente crostificate all’esterno. Gustose e fragranti potranno adattarsi al ruolo di contorno per innumerevoli piatti (arrosti, bolliti, carni e pesci alla piastra, spezzatini, ecc).

Tagliatelle ai funghi porcini di sottobosco e vongole veraci profumate alla maggiorana - Ricetta di Matteo Tralli

Ingredienti (per 4 persone)

  • 350 gr di tagliatelle all’uovo (tipo emiliane classiche strette)
  • N.B. Per la pasta utilizziamo 1 uovo per ogni 100 gr di farina ( usare l’acqua solo per correggere la consistenza dell’impasto, la sfoglia deve essere gialla)
  • 4 spicchi di aglio
  • 60/70 gr di funghi porcini essiccati
  • 250 gr di vongole veraci
  • un paio di rametti di maggiorana
  • olio di oliva e.v., burro, sale, pepe, vino bianco q.b.




Preparazione

Per prima cosa dovremo spurgare le vongole. Le sbattiamo una ad una per poi lasciarle a mollo un paio di ore in un recipiente largo con acqua e sale grosso. attenzione l’acqua deve coprire interamente il prodotto e deve essere cambiata assieme al sale 2 o 3 volte nel tempo stabilito.
L’ideale sarebbe lasciarle in ammollo dalla sera prima per poi risciacquarle e adoperarle per la preparazione del pranzo dell’indomani.
in una padella andiamo a schiudere le vongole con il classico procedimento, già visto per gli spaghetti alle veraci. Quindi, mettiamo sul fondo della padella un filo d’olio e i due spicchi di aglio schiacciato (io personalmente lo trito per il mio gusto personale).
A fiamma viva inseriamo le vongole e spruzziamo un po’ di vino bianco su di esse. Tempo 2 minuti che il vino sfumi un po’ e copriamo con il coperchio fino a che non si siano aperte tutte. Spegniamo la fiamma e conserviamo l’acqua del fondo in un pentolino.
I funghi porcini andranno anch’essi spurgati in un recipiente colmo di acqua tiepida. L’acqua dev’essere abbondante in modo che i funghi non siano fissi ed abbiano modo di spurgarsi uniformemente.
Generalmente si devono lasciare in ammollo almeno 20/30 minuti per far si che eventuali scorie o terriccio si stacchi dal fungo stesso. Il tempo dipende comunque dalla sabbiosità del terreno in cui sono cresciuti.
Fatto questo, andiamo a strizzarli bene e a saltarli velocemente in una pentola con un po’ di burro e olio d’oliva, 2 spicchi d’aglio in camicia, sale e pepe a piacere.
Prima di inserirli nel fondo, togliamo l’aglio in camicia nel momento in cui ha rosolato abbastanza e quindi rilasciato il suo aroma.
Cuociamoli fino a quando il fungo non diventerà morbido. Non abbiamo previsto un tempo fisso per questo tipo di operazione perché la tempistica è sempre diversa in relazione al prodotto stesso che può esse più o meno duro a livello di nervatura propria.
Generalmente si va dai 10 ai 20 minuti.
Una volta messi da parte i due fondi possiamo procedere alla cottura delle tagliatelle.
Uniamo quindi i due composti in un’unica pentola con un po’ di acqua delle vongole e mandiamo il tutto in temperatura per finire la cottura della pasta.
Per questo motivo le tagliatelle andranno scolate a metà cottura ed immerse direttamente nella salsa di vongole e porcini. Nell’ultimare la cottura queste ultime assorbiranno l’acqua di cottura delle vongole e dei funghi.
Se vediamo che il composto tende a seccarsi troppo prima della fine della cottura aggiungiamo ancora fondo liquido. Ultimiamo il piatto con una manciata di maggiorana trita ed una spolverata di prezzemolo fresco.
Servire rigorosamente al dente, ben cremose e con un filo d’olio crudo all’uscita.







Spaghetti "veloci" con le sarde


Ingredienti (per 4 persone)

  • 350 gr di spaghetti grossi
  • ½ cipolla rossa di Tropea
  • 300 gr di sarde fresche
  • 4 o 5 cucchiai di concassè di pomodoro fresco ben maturo o di preparato rustico di conserva
  • ½ bicchiere di vino bianco
  • Peperoncino fresco o in polvere q.b.
  • 2 foglie di basilico fresco, prezzemolo tritato, Olio di oliva e.v. e sale q.b.


Preparazione

Per fare questo piatto semplice e gustosissimo basterà un quarto d’ora di tempo.
Il tempo di mettere l’acqua a bollire e cuocere la pasta.
Cominciamo con l’appassire la cipolla a giulenne in olio di oliva extra vergine nella stessa padella dove tireremo la pasta.

Inseriamo le sarde deliscate, pulite e tagliate in trancetti da 1 cm e mezzo circa. Facciamole soffriggere qualche minuto, aggiungiamo un po’ di sale grosso e peperoncino e bagniamo con il vino bianco. Facciamo sfumare a fiamma viva.
Inseriamo qualch
e cucchiaio di pomodoro fresco tagliato in quadrettini o salsa di pomodoro fresca rustica pronto uso.
Mettiamo due foglie di basilico e una spolverata di prezzemolo con un fili d’olio d’oliva a crudo per ultimare la cottura in padella della pasta precedentemente scolata al dente.


Sarde in saor - - Ricetta di Cristiano Poletti


Ingredienti (per 6/8 persone)

  • 500 gr di sarde fresche
  • 700 gr cipolle rosse ( meglio “di Tropea”)
  • 500 gr farina 00
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • mezzo bicchiere di aceto bianco
  • olio per friggere (utilizziamo olio di oliva se possiamo)
  • olio extra vergine d'oliva un bicchiere
  • (uvetta e pinoli nella ricetta antica)



Preparazione

Togliere la testa alle sarde, pulirle dall'intestino e dalle lische, risulteranno quindi, aperte a metà. Sciacquarle bene ed asciugarle.
Nel frattempo mettere l'olio a scaldare, infarinare le sarde e friggerle, disporle su carta assorbente e salarle a piacere.
Una volta fritte le sarde, affettare finemente la cipolla e appassirla nell'olio e.v. di oliva.
aggiungere 1 cucchiaio di zucchero, sale, pepe e il mezzo bicchiere di aceto bianco. Quando quest'ultimo sarà evaporato aggiungere, eventualmente, l'uvetta e I pinoli.
Disporre le sarde in una teglia e versarci sopra le cipolle agrodolci, continuare gli strati fino a terminare gli ingredienti.
Per aver un miglior risultato gustarle dopo un giorno almeno.
Si possono conservare anche in vasi di vetro.




Canederli con burro fuso (o in brodo) - Ricetta di Cristiano Poletti

Ingredienti
  • 300 gr di pane bianco raffermo (o pancarré a pezzetti piccoli in mancanza di quest’ultimo)
  • 100 gr di speck (possiamo utilizzare una stagionatura giovane, più economica)
  • mezza cipolla bianca tritata finemente
  • una noce di burro
  • due uova
  • 2 bicchieri di latte
  • 2 cucchiai di farina
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato
  • Sale q.b.
  • (erba cipollina per un litro e 1/4 di brodo di carne)


Procedimento

Tagliare il pane a dadini e metterlo in una terrina. Tagliare lo speck a dadini piccolissimi ed aggiungerlo al pane. Friggere la cipolla nel burro. Frullare le uova con parte nel latte, aggiungere il prezzemolo e versare il tutto sul pane.
Fate riposare mezz’ora, dopodiché aggiungere la farina, il sale e la cipolla, e se occorre anche un po di latte.
Con le mani bagnate formate i canederli, metteteli nell’acqua bollente precedentemente salata e fateli bollire a fuoco moderato per 15 minuti ca. (per evitare che i canederli non tengano la cottura, si può cuocerne uno per prova e se dovesse disfarsi troppo, sarà utile aggiungere ancora un po di farina alla pasta).
Servire con burro fuso e abbondante formaggio, oppure con un buon brodo di carne cosparso di erba cipollina.
Dalle quantità di cui sopra si ricaveranno 8 canederli (o una dozzina di dimensioni piu piccole tipo una noce).

Polenta di Storo con luganega e radicchio gratinato al forno

Ingredienti (per 6 persone)

  • 500 gr di polenta di Storo (in alternativa possiamo usare anche la polenta Taragna)
  • 2 lt di acqua
  • sale grosso q.b.
  • 500 gr di salsiccia luganega
  • 3 cespi di radicchio trevigiano
  • 150 gr di parmigiano reggiano grattugiato
  • olio di oliva e.v. q.b.
  • burro, sale e pepe q.b.

Preparazione


Mettere a bollire in una pentola capace (il massimo sarebbe un paiolo di rame sulla cucina economica, ma vi assicuro che anche in una pentola normale su un fornello a gas viene buonissima) un quantitativo d'acqua pari a 4 volte il peso della farina, quindi nel nostro caso 2 l di acqua.

Quando raggiunge il bollore mettere nell'acqua un pugno di sale grosso, togliere una tazza d'acqua e tenerla da parte, e versare nella pentola a pioggia la miscela di farine, mescolando velocemente con la frusta a mano per non far venire grumi.
L'acqua tenuta da parte andrà aggiunta solo se si ritiene che la polenta sia troppo dura, e questa è una valutazione da fare sulla base della propria esperienza.
A questo punto si tratta solo di aver pazienza: la polenta deve cuocere a fuoco basso per almeno quaranta minuti o cinquanta minuti a seconda del proprio gusto personale e a seconda della consistenza stessa della farina, mescolando abbastanza spesso, finché il mestolo da polenta infilato nel mezzo non starà ritto da solo.




Prodotti abbinati

Abbineremo alla polenta della salsiccia luganega cotta al forno o passata in padella con un filo di olio e sfumata con un po’ di brodo.
Al piatto sarà affiancato anche il radicchio trevigiano così preparato: 
tagliamo a metà i cespi, li posizioniamo sulla teglia da forno con la parte del taglio a vista. Vi coleremo sopra un filo di burro precedentemente sciolto a bagnomaria e leggermente salato. Poi ancora una abbondante spolverata di parmigiano reggiano grattugiato ben stagionato. 
Inseriamo la teglia in forno, già caldo, a 200 gradi per 10 /15 minuti circa. Il formaggio in superfice dovrà risultare gratinato.
Prepariamo il piatto posizionando al centro una colata di polenta. Ai bordi posizioniamo la fetta di radicchio e sulla polenta due pezzi di luganega per completare.


Curiosità sul prodotto

La polenta di Storo è una farina di mais per polenta, tipica della valle del Chiese ma la cui coltivazione è estesa anche nella bassa Valsugana, entrambe in provincia di Trento.

Viene utilizzato il mais "Nostrano di Storo",  varietà tradizionale di granoturco di colore rosso, simile al mais marano, che viene coltivato in quantità limitate utilizzate esclusivamente per la trasformazione in farina da polenta.

La coltivazione del granoturco è realizzata tipicamente in piccoli appezzamenti da coltivatori che svolgono anche altre attività. La produzione è regolata da un apposito disciplinare, attraverso il quale vengono stabilite le tecniche di coltivazione e di trasformazione, in modo da ottenere un prodotto di qualità.
La semina viene tutt'oggi eseguita manualmente. 
I produttori del nostrano di Storo sono piccoli agricoltori consorziati che svolgono questa attività part-time, avendo piccoli appezzamenti che vengono ancora coltivati con tecniche tradizionali, che seguono i cicli naturali.   
La semina avviene per lo più manualmente ed il disciplinare prevede che, dopo la raccolta, l'essiccazione delle pannocchie possa avvenire sui granai e sui tipici graticci, oppure con tecnologie moderne, con aria calda.
Per la conservazione successiva sono vietati i prodotti antitarmici. 
Dopo l'essiccazione si passa alla sgranatura della pannocchia che in alcune zone viene eseguita ancora a mano anche se il disciplinare permette anche il ricorso a tecniche automatizzate. 

La macinatura avviene quasi esclusivamente nel mulino del consorzio di produzione polenta di Storo.
Fino al dopoguerra la polenta rappresentava il piatto base dell'alimentazione della zona di Storo, e veniva per lo più prodotto localmente, in una agricoltura rivolta principalmente all'auto-sostentamento.

Un ruolo cruciale per la conservazione della varietà e il mantenimento della produzione è stato svolto dalla locale cooperativa che già nel 1921 aveva costruito a Storo un mulino utilizzato da tutti i piccoli agricoltori locali sia per il granturco che per il grano, la cui coltivazione si è sempre più ridotta nel corso degli anni. 

Alla fine degli anni '80 i produttori si sono riuniti in un consorzio per la valorizzazione e tutela della varietà Nostrano di Storo: il consorzio conta attualmente un'ottantina di membri e si occupa di macinare, promuovere e distribuire la farina da polenta di Storo.