Schema della seconda lezione


Per chiudere il capitolo salse ( pur continuando a farne di nuove) abbiamo ritenuto assai importante introdurre la preparazione di due grandi corollari della nostra cucina: il Ragu’ alla Bolognese ed il Sugo alla Napoletana.
Oltre ad essere l’esempio concreto e deciso di una cucina che è diventata simbolo di universalità ed eccellenza nel mondo intero, queste sono anche due autentiche espressioni di stile e cultura che ancor oggi separano, in senso lato, il nord e il sud di questo grande paese. Anche se poi, in realtà a livello internazionale, una ricetta rafforza l’altra quasi come fosse un doppio modo per esprimersi a seconda dei gusti e delle pretese quotidiane dei nostri buongustai.



Sugo o ragù alla napoletana


Non abbiamo una ricetta specifica per individuarne una formula originale di questa preparazione. 
La didattica partenopea culinaria da, infatti,  libera interpretazione di questo ragù straordinario. 
I connotati essenziali di tale ricetta sono pochi e semplici, a differenza del ragù alla bolognese i pezzi di carne non vengono passati al tritacarne ma saranno mantenuti grossolani, come quelli di un classico spezzatino, e andranno cotti per svariato tempo nella salsa di pomodoro che prevale nel composto e che non funge solo da colorante e da elemento integrante nello stesso.
La ricetta risale ai tempi dei francesi, quando questi avevano i loro regni a Napoli, infatti ragù (ragout) in francese significa appunto “sugo di carne”. Già nei primi del 1700 abbiamo tracce di sughi con la carne, mentre il pomodoro è stato introdotto poi nei primi del 1800 ed anche in forma concentrata poi per mano del grande agronomo Artusi verso la fine di quest’ultimo secolo.
Con i primi del diciannovesimo secolo la ricetta si introduce nelle case dei medio-borghesi, diventando uno dei maggiori condimenti delle giornate di festa. Utilizzato soprattutto per le lasagne, i paccheri, mezzemaniche e gli ziti napoletani. Spesso accompagnato da ricotta e da formaggi stagionati pecorini e caprini.

Ingredienti

  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 cipolla media
  • 1 cucchiaio di strutto
  • 100 gr di goletta di maiale o pancetta tesa
  • 400 gr di punta di petto di manzo
  • 400 gr di spuntature di maiale (costine / tracciolelle a Napoli)
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 1 lt di salsa di pomodoro (abbiamo utilizzato circa 250 ml di polpa rustica e 750 ml di passata di pomodoro)
  • Olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.
  • Peperoncino  e pomodoro concentrato a piacere


Preparazione

In una casseruola, precedentemente coperta sul fondo di olio d’oliva extravergine, inseriamo un cucchiaio di strutto.
Nel momento in cui lo strutto si scioglie inseriamo la cipolla tagliata a fette grossolane. Imbiondire quest’ultima, inserire due spicchi di aglio ridotti a pezzettini e versare la pancetta/goletta, la carne di manzo e la carne di maiale, precedentemente tagliate a pezzettini, con il loro grasso e le ossa (esempio: costine di maiale e punta di petto di manzo).
Per la rosolatura manteniamo una fiamma vivace e continuativa, stando attenti a non bruciare le verdure del fondo mescolando e girando continuamente i pezzi di carne.
Cominciare a salare con qualche pizzico di sale grosso e cospargere con un po’ di pepe nero a piacere. In genere si inserisce a piacere anche uno o due pizzichi di peperoncino macinato o in pezzi.
Una volta completata la rosolatura delle carni si sfuma il tutto con un generoso bicchiere di vino rosso.
 Una volta evaporato il vino versiamo la passata di pomodoro e se si preferisce, posiamo aggiungere un po’ di pomodoro concentrato per intensificare colore e sapore.
Lasciamo cuocere a fiamma bassa per minimo 1.5 ore anche se il tempo ottimale stimato si aggira attorno alle 2.5 ore. 
Le anziane signore dei quartieri borghesi napoletani lasciavano cuocere i loro sughi dalle 4 alle 6 ore. Vigeva infatti la regola del “più cuoce più buono diventa”. In questo caso la carne si cuoceva a tal punto da amalgamarsi quasi in maniera omogenea alla salsa, sciogliendosi in bocca al momento della degustazione.
Molti utilizzano solamente la pancetta e le carni suine, altri aggiungono la salsiccia, insomma ogni famiglia ha la sua ricetta personale che funge da vanto in fatto di particolarità e personalizzazione. 
Noi l’abbiamo standardizzata ottimizzandone consistenza nel sapore e composizione strutturale.

Accostamento e presentazione

Come pasta abbiamo utilizzato dei paccheri napoletani selezionati, di ottima qualità, dall’aspetto porosi e  prodotti con germe di grano.
I paccheri vengono quindi conditi con questo sugo per poi essere cosparsi di ricotta vaccina che varrà sbriciolata direttamente nel piatto con qualche pezzo di carne e  la sua foglia di basilico fresco in cima.
La ricotta può essere anche amalgamata al sugo nel momento del condimento, ma questa è una scelta che aspetta solo a chi se la mangia.

Risotto alla milanese con ossobuco in salsa cremolata


Ingredienti risotto (per 4 persone)


  • olio di oliva extravergine q.b.
  • burro q.b.
  • midollo di ossobuco di vitello
  • 1 bicchiere di vino bianco 
  • 1 cipolla media
  • brodo di carne q.b.
  • 350 gr di riso (abbiamo scelto un vialone nano sud-lombardo)
  • 1 bustina di zafferano raffinato
  • pepe a piacere


Ingredienti per l’ossobuco (per 4 persone)


  • 4 ossibuchi di vitello di media pezzatura (1 a persona)
  • sale e pepe q.b.
  • olio di oliva extravergine q.b.
  • burro q.b.
  • farina q.b. (solo per infarinare la carne)
  • 1 cipolla media
  • 3 o 4 cucchiai di salsa di pomodoro (polpa o pezzi freschi a piacere)
  • ½ bicchiere di vino bianco
  • brodo di carne q.b.


Ingredienti per la salsa cremolata (o cremolada)


  • 2 spicchi d’aglio
  • un bel mazzetto di prezzemolo pulito del gambo e ben lavato
  • scorza di limone q.b. (uno piccolo circa)



Preparazione

Gli ossibuchi vanno tagliati nella loro estremità nervosa per evitare che si arriccino durante la cottura. Vanno inoltre privati del loro midollo per mezzo di un piccolo cucchiaio o coltellino da cucina.
versiamo in una padella qualche cucchiaio di olio di oliva extravergine e qualche noce di burro. Facciamo sciogliere il burro e mettiamo ad imbiondire la cipolla precedentemente tagliata a fettine sottili.
Inseriamo gli ossibuchi precedentemente infarinati per farli rosolare da ambo le parti, saliamo un po’ e pepiamo a piacere.
Sfumiamo con vino bianco e continuiamo la cottura con poco brodo. 
Aggiungiamo qualche cucchiaio di salsa di pomodoro sui pezzi di carne e dopo qualche minuto anche la salsa cremolata così preparata:
aglio e prezzemolo triti con aggiunta di scorza di limone grattugiata (solo la parte gialla della scorza onde evitare che il composto diventi amarognolo) .
Copriamo con il coperchio e completiamo la cottura (10 min circa da questo momento).

Nel frattempo prepariamo il risotto.

In una casseruola versare un filo d’olio d’oliva extravergine e i pezzetti di midollo estratti prima. Fare sciogliere un po’.
In questo tegame fare imbiondire la cipolla ridotta in mirepoix (tritata finemente) assieme al midollo,  inserire il riso e farlo brillare per poi sfumarlo con il vino bianco. (questa operazione è importante perché rende il riso più fragrante e nel contempo lo aiuta a mantenere la cottura)
Una volta sfumato continuiamo la cottura con brodo di carne mescolando di tanto in tanto senza farlo seccare troppo e senza affogarlo completamente. Aggiungiamo il brodo poco a poco fino ad ottenere un composto cremoso e morbido.

A fine cottura aggiungiamo lo zafferano precedentemente sciolto in una ciotola con poco brodo. Aggiustiamo di sale.
Quindi,  mantechiamo con burro e parmigiano grattugiato lasciando il composto abbastanza sciolto in modo che possa riposare 5 min. prima di essere servito senza addensarsi troppo.

Accostamento e presentazione

Serviamo direttamente sul piatto posizionando il suo ossobuco al centro. Finire con un cucchiaio di salsa rimasta sul fondo della padella.

Ragù alla bolognese

Le origini del ragù alla bolognese non sono chiare. Alcuni autori, tra cui Lynne Rossetto Kasper, autrice di The Italian Country Table, “tracciò le origini del ragù dell’Emilia-Romagna facendole risalire almeno al XVI secolo, nelle ricche corti delle famiglie nobili”. 
Questo spiegherebbe anche la ragione per cui il ragù non è una salsa a base di pomodoro. I pomodori infatti non erano ancora conosciuti, e quindi, non erano ancora utilizzati in Italia nel XVI secolo. 
Di certo le origini del ragù alla bolognese sono correlate a quelle del ragoût francese, uno stufato di ingredienti fatti a pezzettini, che divenne popolare nel XVIII secolo (vedi la sezione “Ragù” di questo stesso articolo). (cit. ass. GVCI – associazione cuochi virtuali italiani per http://www.gvci.org/ )

ingredienti per il ragù:

  • 1 cipolla media
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 bicchiere di vino
  • 1 bicchiere di latte o panna fresca
  • pomodoro concentrato a piacere (generalmente poco e diluito, solo per dare colore al composto)
  • 250 gr di macinato di carne suina (abbiamo utilizzato della coppa)
  • 250 gr di macinato di carne bovina (polpa di spalla)
  • 100 gr di pancetta tesa
  • 250 ml circa di brodo di carne
  • sale e pepe q.b.

Preparazione

Ridurre in mirepoix (trito fine) sedano, carota e cipolla. Inserire in una casseruola con fondo di olio extravergine d’oliva e far soffriggere  per qualche minuto fino ad imbiondire.
Aggiungere la pancetta, la carne di maiale e di manzo precedentemente passati al tritacarne. Lasciare imbrunire il composto a fiamma viva, dopodiché sfumare con il vino rosso.
Salare e pepare a piacere (io metto sempre un po’ di sale grosso prima di aggiungere il vino perché aiuta a preservare i succhi naturali che danno gusto al ragù).
Una volta che il vino è sfumato e che il composto ha preso un bel colore bruno, siamo pronti per aggiungere un po’ di salsa di pomodoro concentrata, diluita in un po’ di brodo. A tal proposito, la ricetta originale non prevede una grande quantità di pomodoro nel ragù ma il concentrato deve semplicemente dare un leggero colore roseo accentuato.
La cottura deve essere lenta (a fiamma bassa) e accompagnata di tanto in tanto da qualche aggiunta di brodo per evitare che si secchi troppo e che cuocia omogeneamente.
Il tempo di cottura è di almeno un’ora e mezza (ragù veloce), ma alcuni prediligono lunghi tempi, fino ad arrivare alle 3-4 ore. 
Diciamo che per avere una consistenza ottimale si consiglia di rispettare almeno le due ore e mezza di cottura.
Prima di essere spento, aggiungiamo un bicchiere di latte o panna fresca a scelta, amalgamiamo, aggiustiamo di sale e lasciamo riposare in pentola coperta per almeno un’ora.

Accostamento e presentazione

Abbiamo servito il ragù alla bolognese sulle sue classiche tagliatelle all’uovo.

Fettine scaloppate di vitello flambate con stravecchio in crema di noci e curry

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4/8 scaloppe di vitello (a seconda delle dimensioni) 
  • farina q.b. (per l’infarinatura)
  • olio extravergine d’oliva e burro q.b.  
  • ¼ di bicchiere di brandy “Stravecchio”  
  • Salsa vellutata (40 gr farina, 40 gr burro e ½ lt di brodo circa) con brunoise di sedano, carote e cipolla cotte direttamente nel suo brodo  
  • 4/5 noci tritate
  • curry e  sale q.b.

Preparazione

Fare la salsa vellutata con brodo vegetale contenente verdure ridotte a piccoli cubetti (brunoise) di sedano, carote e cipolla (vedi il procedimento nella dispensa “le salse”).
Basterà quindi diluire il roux con il brodo suddetto cercando di incorporare i cubetti di verdure nella salsa stessa. Aiutarsi eventualmente con una ramina.  
La vellutata andrà poi aggiustata di sale e arricchita con un pizzico di curry a piacere. 
Stendere le fettine di vitello impanate direttamente in un rondon o padella contenente olio d’oliva e burro fuso già in temperatura. Girare le fettine una volta sola salando e pepando a piacere. Incorporare a pioggia le noci precedentemente tritate a piccoli granuli.  
Aggiungere il brandy e flambare tenendo inclinato il tegame verso la fiamma del fornello.
Una volta sfumato stendere le fettine su di un piatto cospargendovi sopra la vellutata di brunoise al curry.  
Spolverare con prezzemolo fresco e decorare a piacere ( noi abbiamo utilizzato la stessa brunoise a crudo spargendola ai bordi del piatto).

Schema della prima lezione

Crepes della Regina

Crespella chiusa a portafoglio con salsa mornay semplificata, farcita con asparagi, prosciutto cotto e gratinata al forno con fette di scamorza affumicata, parmigiano e noci di burro.

Ingredienti (x 4 persone)

Crepes (ricetta prevista dal manuale di cucina “il Cucchiaio d’Argento”) 

  • 100 gr di farina  2 uova
  • ¼ di latte, burro
  • pepe e sale q.b.

Salsa mornay (semplice, senza groviera e senza panna)

  • 100 gr di farina
  • 100 gr di burro
  • 1 lt di latte
  • noce moscata q.b.
  • 2 rossi d’ovo
  • 50/60 gr Di parmigiano reggiano grattugiato  ( che non include la quantità utile per spolverare le crepes prima di infornarle) 
  • Sale q.b.

 

Per la farcitura

  • 100 gr di prosciutto cotto
  • 50 - 100 gr di punte di asparagi (quantità relativa allo scarto del gambo in base alla durezza e alla grandezza, nonché, al suo grado di maturazione, calcolare comunque 3 o 4 punte per crepe). Se ne dovessero avanzare potremmo utilizzarle per guarnire la crepe una volta uscita dal forno o il piatto stesso posizionandole ai lati per colorare.
  • Qualche fetta di scamorza affumicata ( un paio per singola crepe)
  • Qualche noce di burro e parmigiano grattugiato per spolverare in superficie

Preparazione

Posizionare gli asparagi interi in un rondon (pentola bassa con fondo largo e coperchio) in poca acqua già in bollore e precedentemente salata. Farli cuocere q.b. in relazione alla loro consistenza e grandezza (generalmente  dai 15 ai 25 min.)
preparare l’impasto delle crepes in una boul  (terrina) dove metteremo le uova e la farina.
Amalgamare bene fino al raggiungimento di un impasto omogeneo, diluire con il latte e aggiustare di sale (uno o due pizzichi).
N.B. Tenere il composto sempre mescolato prima di preparare ogni singola crepe in modo da lasciarlo omogeneo onde evitare la formazione di un fondo raffermo.
In una padella anti aderente sciogliere un fiocco di burro a fuoco vivo e cospargerlo su tutta la superficie ,aiutandovi con della carta gialla o un pezzetto di scottex,   al fine di creare una pellicola naturale che fornisca maggiore antiaderenza.
Una volta che la padella ha raggiunto una buona temperatura possiamo posizionare la fiamma medio-bassa per non rischiare di bruciare il composto. Regolatevi di conseguenza con la prima crepe in base alla padella e alla resa del vostro fornello.
Versare quindi un mestolo di composto al centro della padella, cercare di farlo aderire fino ai bordi girando continuamente il manico in modo da spargerlo omogeneamente sulla superficie.
Una volta che il composto sarà compatto cominciamo con una spatola idonea a staccare le parti esterne e piano piano ad inserirci verso il centro della crepe affinché si possa girare e completare la cottura sull’altra superficie. Posizionarle una ad una su una placca per farle raffreddare.
Preparare a parte un litro di besciamella come da ricetta tradizionale (vedi salse di base), aggiungervi a fine cottura un paio di rossi d’uovo e il parmigiano grattugiato per ottenere una salsa mornay semplificata. Mescolare per creare una crema omogenea nel colore e nella consistenza.


Farcitura

Spalmare la mornay su tutta la superficie della crepe con un cucchiaio, aggiungere al centro una generosa fetta di prosciutto cotto e un mazzetto di punte di asparagi.
Chiudere a portafoglio e posizionare su una placca da forno precedentemente imburrata e su di un letto sottile di altra salsa mornay spalmata sulla placca stessa.
Ripetere l’operazione fino a posizionare tutte le crepes nella placca.
Ricoprire le crepes con un altro strato di mornay, cospargere di parmigiano a piacere e qualche noce di burro. Posizionare al centro di ogni crepe una o due fette di scamorza affumicata.
Infornare a 180 gradi in forno per gratire. Tempo stimato 10 – 15 min. (verificare che la crepe sia ben dorata prima di sformare e servire.

Variante ottenuta

Abbiamo utilizzato la salsa aurora su base besciamella al posto della salsa mornay per farcire alcune crepes.

Salsa Aurora

La si può ottenere aggiungendo qualche cucchiaio di salsa di pomodoro alla salsa besciamella (nel nostro caso) anche se originariamente si ottiene con base di salsa vellutata.